Sally – Una donna un po’ speciale

Non credo sia un caso che, poco dopo aver scritto Angeli, arrivasse Sally.  Solo chi aveva attraversato quella realizzazione avrebbe potuto raccontare, o riconoscere e descrivere, una donna così.

Sally sembra una donna qualsiasi, ad un occhio superficiale potrebbe perfino sembrare solo una persona che “ha patito troppo”.  Invece nasconde qualche caratteristica, qualche comprensione fuori dal comune, e la somma di queste….

Vediamo il testo:

Sally cammina per la strada senza nemmeno

guardare per terra.

Sally è una donna che non ha più voglia

di fare la guerra.

Sally ha patito troppo…

Sally ha già visto che cosa

ti può crollare addosso,

Sally è già stata punita

per ogni sua distrazione o debolezza,

per ogni candida carezza

data per non sentire l’amarezza.

Senti che fuori piove,

senti che bel rumore.

Sally cammina per la strada sicura

senza pensare a niente

ormai guarda la gente

con aria indifferente.

Sono lontani quei momenti

quando uno sguardo provocava turbamenti

quando la vita era più facile

e si potevano mangiare anche le fragole…

Perché la vita è un brivido che vola via

è tutto un equilibrio sopra la follia

sopra la follia

Senti che fuori piove

senti che bel rumore

Ma forse Sally è proprio questo il senso, il senso

del tuo vagare:

forse davvero ci si deve sentire

alla fine un po’ male.

Forse alla fine di questa triste storia

qualcuno troverà il coraggio

per affrontare i sensi di colpa

e cancellarli da questo viaggio…

per vivere davvero ogni momento

con ogni suo turbamento

e come se fosse l’ultimo!

Sally cammina per la strada leggera

ormai è sera

si accendono le luci dei lampioni

tutta la gente corre a casa davanti alle televisioni

ed un pensiero le passa per la testa:

forse la vita non è stata tutta persa

forse qualcosa s’è salvato

forse davvero non è stato poi tutto sbagliato.

Forse era giusto così

forse ma forse ma si!

Cosa vuoi che ti dica io?

Senti che bel rumore

Vediamo ora che cosa potrebbe nascondere dentro:

Sally cammina per la strada senza nemmeno guardare per terra.” Cammina a testa alta, come chi sa molto bene quello che fa.  E’ una donna che non ha paura.

Sally è una donna che non ha più voglia di fare la guerra.” Che cosa distingue davvero una prospettiva elevata da una che lo é un pochino di meno?  Diverse cose: la resa, la accettazione della realtà per quello che é, la cessazione delle guerre contro i mulini a vento, ma anche la rinuncia all’agenda interiore che vuole sempre qualcosa di diverso, e dello scontro inutile. Una seconda caratteristica interessante, dal profilo del proprio stato interiore.

Sally ha patito troppo… Sally ha già visto che cosa ti può crollare addosso, Sally è già stata punita per ogni sua distrazione o debolezza, per ogni candida carezza, data per non sentire l’amarezza.” E’ una donna che ha sofferto, però.  Cosa frequente fra le persone che poi sviluppano l’abilità di mantenere uno stato di consapevolezza superiore. Non vorrei spingermi a dire che senza sofferenza non si cresce, ma é di certo la spinta e il carburante più potente, se non –sopratutto in assenza della intenzione ferma di spostarsi verso una coscienza sempre più elevata– l’unico. Sally ha anche pagato ogni sua distrazione. Le é rimasta solo la possibilità di… essere sveglia.

Senti che fuori piove, senti che bel rumore.” Il contatto con il rumore, e con la bellezza primordiale che questo esprime.

Sally cammina per la strada sicura senza pensare a niente, ormai guarda la gente con aria indifferente.” Naturalmente potrebbe sembrare una persona distaccata dai suoi simili, magari un pochino sociopatica, ma proviamo invece a valutare la possibilità che Sally invece sia semplicemente libera. Non ha più bisogno di nulla da nessuno, e infatti: “Sono lontani quei momenti, quando uno sguardo provocava turbamenti, quando la vita era più facile, e si potevano mangiare anche le fragole…”.

Come abbiamo visto in Angeli non é che da svegli la vita sia più facile, anzi: “Perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia”. Questa strofa illumina anche una caratteristica straordinariamente importante della vita da una prospettiva più elevata, il fatto che si tratta di camminare in un equilibrio instabile, perfino un po’ pericoloso, e ci si debba confrontare ogni giorno con la follia. Persone dotate di una sensibilità e di una intelligenza incredibile hanno spesso pagato a caro prezzo questa vita, uno fra tutti quel Robin Williams, che ci ha lasciato nel 2014 dopo averci donato spunti per una vita illuminata in quantità inimmaginabile.

Ma forse Sally è proprio questo il senso, il senso, del tuo vagare: forse davvero ci si deve sentire alla fine un po’ male.” Qui c’é una perla preziosa: qual’é il senso di questa vita? Nel mio viaggio sono giunto a ritenere che per alcuni aspetti si potrebbe descrivere con la metafora di un videogame. Come se l’esperienza di incarnazione terrena fosse un videogioco in cui “scendiamo” per svolgere una missione, per ottenere dei risultati. In questo gioco il sentirsi un po’ male é un ingrediente necessario. Si può schivare il dolore, ma ciò si traduce in un “punteggio” scarso. Fra l’altro il lavoro che svolgo personalmente, chiamato “shadow work” (lavoro dell’ombra), utilizza ogni “sofferenza” per risalire alla sua fonte, ponendo l’attenzione in particolare alle sue manifestazioni nel corpo, e mi ha portato risultati straordinari.

Poi dichiarando “Forse alla fine di questa triste storia qualcuno troverà il coraggio per affrontare i sensi di colpa e cancellarli da questo viaggio…” Vasco mette in evidenza uno degli scogli più importanti da affrontare. Una volta che i sensi di colpa hanno svolto la loro funzione –molto importante negli stadi di coscienza meno evoluti, quelli in cui la consapevolezza e quindi il rispetto per gli altri é ancora inesistente o scadente– rischiano di costituire una zavorra invece che un aiuto. Processarli e collocarli correttamente nella personalità é irrinunciabile nel proprio lavoro interiore. Perché?

per vivere davvero ogni momento con ogni suo turbamento” Questo, se dovessimo tradurlo in un linguaggio spirituale forse diremmo “per vivere davvero il momento presente”. Accettare, permettere ad ogni turbamento di entrare, ma anche lasciarlo poi andare, é il cuore dell’obbiettivo e del risultato di ogni ricerca interiore. “e come se fosse l’ultimo!” rende molto bene l’idea, poiché il momento presente é l’unico che c’é, e non possiamo viverne nessun altro. Perdercelo per certi versi é… un peccato.

Sally cammina per la strada leggera”, perché ormai sa quello che la vita le ha chiesto, come funziona questo gioco incredibile e meraviglioso, così il suo cuore é libero.

Sa qualcosa di più degli altri, visto che quando “ormai è sera, si accendono le luci dei lampioni, tutta la gente corre a casa davanti alle televisioni”…

…e infatti “un pensiero le passa per la testa: forse la vita non è stata tutta persa, forse qualcosa s’è salvato, forse davvero non è stato poi tutto sbagliato”, anzi: “forse era giusto così, forse ma forse ma si!

Cosa vuoi che ti dica io?   Senti che bel rumore

<3

Angeli — Il Risveglio

Questa é una delle canzoni più rivelatrici del contenuto spirituale del cantautore Vasco.

Di che cosa parla? Vediamo il testo:

Quello che si prova

non si può spiegare qui

hai una sorpresa

che neanche te lo immagini.

Dietro non si torna

non si può tornare giù.

Quando ormai si vola

non si può cadere più.

Vedi tetti e case

e grandi le periferie,

e vedi quante cose

sono solo fesserie.

E da qui, e da qui

qui non arrivano gli angeli,

con le lucciole e le cicale.

E da qui, e da qui

non le vedi più quelle estati lì

quelle estati lì

Qui è logico

cambiare mille volte idea

ed è facile

sentirsi da buttare via.

Qui non hai la scusa

che ti può tenere su

qui la notte è buia

e ci sei soltanto tu.

Vivi in bilico

e fumi le tue Lucky Strike

e ti rendi conto

di quanto le maledirai.

E da qui, e da qui

qui non arrivano gli ordini

a insegnarti la strada buona…

E da qui, e da qui

Qui non arrivano gli angeli.

(V.Rossi, T.Ferro, 1996 – Emi)

Questa canzone descrive ciò che in gergo spirituale viene chiamato il Risveglio. In quello della spiritualità cattolica, attraversare questa ”esperienza” era chiamato essere toccati dalla Grazia.

Quindi? “Quello che si prova, non si può spiegare qui”, e non é semplice nemmeno descrivere in che cosa consista: ho messo apposta le virgolette intorno alla parola esperienza. Assomiglia a qualcosa che sperimenti, ma in realtà si tratta di un ri-conoscimento. Il risveglio consiste nel vedere davvero chi sei, nel ritrovarti a contatto con la tua essenza più vera e profonda.

Parliamo di riconoscimento perché quando vieni al mondo sei perfettamente in contatto con te stesso, e hai caratteristiche che pochi adulti –che nella spiritualità chiamiamo illuminati, talvolta Maestri– tornano ad avere nel corso della vita, che poi però progressivamente perderai: una gioia di vivere praticamente inesauribile, la capacità di trasmetterla intorno a te (basti vedere le facce dei nonni, o anche dei genitori, ma spesso anche di passanti non coinvolti emotivamente), una capacità di stupirti per qualsiasi manifestazione della creazione, e una attenzione incredibilmente acuta, potente ed efficace, che ti aiuta ad apprendere cose che agli adulti potrebbero sembrare scontate e semplici ma che sono in realtà complessissime. Ne sa qualcosa chi ha dovuto reimparare a stare in equilibrio e camminare dopo un grave trauma e una lunga inattività.

Hai una sorpresa che neanche te lo immagini”: non ti puoi immaginare cosa percepisci se attraversi un risveglio, anche e proprio perché in verità si tratta di un ri-conoscimento. Non hai mai cessato di essere chi sei, ma la tua vera natura era anche andata perduta, via via seppellita sempre più sotto le migliaia di migliaia di cose da imparare, concetti da acquisire, condizionamenti imposti dall’esterno e acquisiti per sopravvivere ai mille traumi che una vita comporta. Riappropriarsene fa un effetto… proprio come lo descrive questa strofa di Angeli. Per alcuni si tratta perfino di uno shock.

Quando ormai si vola, non si può cadere più” segnala che il risveglio é un evento per molti versi senza ritorno. Ricordate la famosa scena “Pillola rossa o pillola blu” di Matrix? Spezzato il denso velo della mente, usciti dalla scatoletta in cui la stragrande maggioranza di noi rimane più o meno imprigionata, intravista la verità… le illusioni continueranno a infastidirci –a volte di più, sopratutto se non ce ne occupiamo nel modo giusto– ma non potremo far finta che sia tutto come prima.

Non volare diventerà sempre più oneroso, nel senso che una volta che si riprova la gioia potente  e la pace del nostro Essere, la condizione di essere perso dentro alla mente diventa un tantinello insopportabile. Non é infatti raro –per una persona che abbia passato questa specie di pietra miliare del percorso interiore– allontanarsi da quelle persone che ne sono più distanti e sono fortemente identificate con il proprio ego e la propria mente.[

Il risveglio porta qualcosa di buono? Lo spazio offerto dal testo di una canzone é limitato, ma oltre al fatto che la sorpresa é grande, e che “si vola” si può ancora aggiungere “Vedi tetti e case e grandi le periferie, e vedi quante cose sono solo fesserie.” La nuova prospettiva é davvero una Grazia.

Ciononostante non é una passeggiata: “Qui è logico cambiare mille volte idea, ed è facile sentirsi da buttare via.

Una volta cambiato il punto di vista, lo stato di coscienza con cui guardi alla vita é diverso, e non puoi più fare affidamento sulle idee, non ci riesci neanche se vuoi. Sei costretto a farti guidare invece da ciò che provi dentro, molto più difficile da valutare perché facilmente si confonde l’istinto con l’intuizione, e anche più variabile. Ovviamente significa che gli “errori” sono più frequenti, con le relative conseguenze, ma esistono altri elementi che rendono un risveglio oneroso, il principale dei quali é costituito dal fatto che devi smetterla di raccontartela: “Qui non hai la scusa che ti può tenere su”, e devi affrontare i tuoi mostri interiori e i tuoi angoli bui, come le tue paure, quindi “la notte è buia e ci sei soltanto tu”.

Il risultato é che “Vivi in bilico, e fumi le tue Lucky Strike, e ti rendi conto di quanto le maledirai!”. Come quando accendi la luce in una stanza lasciata buia per molto tempo, lo spettacolo non é dei più edificanti: non solo ti trovi a vedere, e sentire, le molte cose che il mondo ci ha abituato a tollerare anestetizzandoci un po’, che si rivelano in tutta la loro durezza, ma riprendi contatto con tutto ciò che era rimasto non visto in te stesso: paure, traumi, meccanismi di compensazione o di evitamento…. c’é davvero tanta roba con cui fare i conti.

Qui non arrivano gli angeli.” Un dettaglio non del tutto banale in questo pezzo di viaggio é la solitudine, che si manifesta in vari modi, magari paradossali: il primo é che di persone che ti circondino che si siano svegliate probabilmente intorno a te ce ne sono poche. Un secondo aspetto, molto più profondo e complesso da immaginare se non sai di cosa parlo é che… ci sei soltanto tu. Con il risveglio ti accorgi che tu sei una goccia di un’oceano, molto più oceano che goccia, e che quindi chiunque tu guardi in realtà sei tu. Suona un ragionamento, ma non lo é per nulla, sebbene sia arduo da trasmettere. In certi momenti certamente é inebriante, perché hai Tutto in te. In altri molto meno perché tu sei anche il Vuoto più assoluto. Devi bastare a te stesso, perché “qui non arrivano gli ordini a insegnarti la strada buona”, e la responsabilità é soltanto tua.

Vasco Satsang — cantare la Verità

Quanto scrivo qui nasce da un percorso che ho cominciato circa 18 anni fa, e che é diventato centrale nella mia vita da 15, il viaggio spirituale. La lettura della mia rockstar preferita alla luce di questo é una conseguenza logica, visto che ogni aspetto di me ne é stato toccato. Scriverne é stata una tentazione per molto tempo, a cui ho finalmente dato corso. In fondo credo che potrebbe essere utile a qualcun altro sapere che esistono forze, all’interno della musica e delle liriche del Rossi nazionale, che vanno oltre il semplice gusto. D’altronde che si tratti di un fenomeno era evidente già da molto tempo, e questo è solo un pezzettino, forse un dettaglio, molto importante per me.

Nel percorso spirituale ho incontrato molte persone, e le più brave nel guidarmi o ispirarmi lo facevano e lo fanno grazie ad una qualità particolare nel parlare. In questo circuito la chiamano Satsang, una parola sanscrita che significa “Incontro nella Verità”. La verità con la V maiuscola è così profonda che la persona parla direttamente per me, oppure racconta qualcosa che ha trovato per se ma mi riguarda e non lo avevo notato, oppure mi risuona dentro per empatia.
Chi ha intrapreso questa strada di solito ha imparato rapidamente a trattare questa qualità del parlare e del condividere con la massima attenzione e rispetto.  Spesso genera vera e propria devozione, e coloro che parlano Satsang sono talvolta chiamati addirittura Maestri. Personaggi a volte ignoti, altre di fama ragionevolmente ampia: oggi Eckhart Tolle e il Dalai Lama, ad esempio; in un passato relativamente recente persone come Ramana Maharshi, Osho, Krishnamurti, Nisargadatta; più antichi: Lao Tsu, Buddha, Gesù Cristo e San Francesco, Maometto e Rumi.

Cosa stacca Vasco dal resto? Ascoltandolo (ancora meglio dal vivo, e infatti ora mi incammino verso San Siro) ciò che a volte sembrava sepolto dentro di me riprende vita, ciò che è vivo esplode.
Vasco canta Satsang. Il suo cantare si manifesta esattamente come descrivevo sopra: tu che lo ascolti sai che si tratta di questo perché le parole suonano corde di una verità profonda dentro di te, e sono vive. Ascoltarle esercita due effetti: ti risveglia, il che porta un sacco di gioia e allegria pura, e ti fa notare cose che albergano dentro di te, o domande la cui risposta è rilevante ma non necessariamente è stata data correttamente.

Come mai non fa a tutti questo effetto? I motivi possono essere vari.

Il primo è che non a tutti la particolare fragranza di un Satsang risuona, o fa effetto. Nel mio caso ad esempio ho percorso centinaia di migliaia di miglia per andare ad ascoltare dal vivo Eckhart Tolle, ma non sono particolarmente attratto dal Dalai Lama. Pur vedendo e apprezzando molto il valore delle parole di quest’ultimo, non hanno lo stesso potere di trasformare me.  Le noto e a volte le ascolto, ma se entro in contatto con ciò che comunica Eckhart tutto me stesso si dedica all’ascolto. Mi ha trasformato, nel corso degli anni, al punto che ho lavorato un anno e mezzo per farlo venire in Italia lo scorso Ottobre.

Il secondo motivo é che devi essere pronto. Per questo é necessaria spiegazione un pochino più lunga. Nel mondo spirituale (raramente in quello religioso), viene posta l’attenzione su un concetto che potremmo chiamare Risveglio.  Prima che il “fammi la Grazia” diventasse una specie di invocazione superstiziosa, questa parola aveva un valore molto speciale. Nella religione Cattolica il concetto di Grazia puntava proprio al risveglio, ed era talmente importante che ha causò la profonda divisione in tre rami della religione Cattolica, che osserviamo ancora oggi: Sacra Romana Chiesa, Calvinisti e Protestanti. I primi sostenevano che la Grazia te la può dare Dio o la Chiesa (c’erano certi interessi economici dietro), i secondi e i terzi sostenevano che te la può dare solo Dio a fronte del tuo lavoro -interiore e/o nel mondo- e una dimostrazione tangibile che sei stato toccato dalla Grazia è il tuo successo. Da qui nasce anche il capitalismo, prima come filosofia di accumulo a fronte di una vita morigerata, poi inquinato dalle tentazioni e debolezze umane. Come spesso accade nelle contese più feroci, avevano un po’ di ragione tutti.

In che cosa consiste il Risveglio? L’essere umano nel corso della sua evoluzione ad un certo punto ha sviluppato la mente (ricordate il “Peccato Originale”, con la mela che é il frutto della conoscenza?). Per mente qui si fa riferimento all’invenzione delle parole, ed al meccanismo che trasforma in parole ciò che sperimentiamo. Questo meccanismo spesso si impadronisce delle nostre facoltà cognitive, limitandole grandemente. Nel mondo spirituale si parla di risveglio quando la persona riesce a “scappare” da questo meccanismo. Tanto maggiore é la capacità di esserne indipendente, tanto maggiore la persona sperimenta pace interiore, armonia e lucidità. La meditazione é considerato in genere il meccanismo più efficace per ottenere il risultato.

Se non hai sviluppato un minimo di risveglio, Vasco funziona relativamente poco. Potrebbero piacerti alcune canzoni specifiche, magari sopratutto quelle vecchie, quando cantava sopratutto emozioni di frequenza abbastanza bassa (rabbia, giustizia sociale, sesso, romanticismo un pochino cinico), che toccano un po’ tutti, ma non “capisci” quelle nuove. Eppure anche in quelle vecchie c’era traccia molto pesante del contenuto spirituale di qualità estremamente elevata, cui faccio riferimento in questo articolo. Sally é forse la prima in cui questo contenuto diventa fortemente prevalente: lui canta di una persona Liberata (un passettino oltre a una persona che abbia sperimentato un Risveglio). Dentro la canzone Angeli c’è la descrizione del Risveglio, anche con parecchi dettagli, mentre nell’ultimissima “Dannate Nuvole” c’è la parte finale del viaggio, di cui possono parlare davvero in pochi.

Buon concerto!